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CITTADINANZA ONORARIA

CITTADINANZA ONORARIA

Ultimo aggiornamento : 28/10/2013Consegnati Il 25 ottobre, alle ore 17, all'abate Rota e a 60 bambini nati da genitori stranieri gli attestati di cittadinanza onoraria.

Venerdì sera si è consumata nella Sala Consiliare del Palazzo di Città la cerimonia di conferimento delle cittadinanze onorarie al padre abate dom Giordano Rota, abate di Pontida ed ex amministratore apostolico dell'Abbazia benedettina della SS. Trinità di Cava e a 50 minori residenti nella vallata metelliana nati da genitori stranieri. Affollata la sala da persone di diversa etnia a sancire la vocazione ospitale di Cava de' Tirreni. La serata si è aperta con il conferimento al padre Abate Rota della cittadinanza onoraria. Il presidente del consiglio comunale, Antonio Barbuti, e il sindaco Marco Galdi hanno sottolineato il grande ruolo svolto da Giordano Rota nel traghettare la Badia nel suo nuovo millennio di vita e della straordinaria collaborazione vissuta dall'Amministrazione comunale e dalla comunità benedettina cavense per portare a termine il ricco programma organizzato dalla precedente direzione abbaziale sotto Benedetto Maria Chianetta. Nelle prime file del pubblico la presenza dell'attuale amministratore apostolico della Badia, don Leone Morinelli. Visibilmente commosso l'abate Rota ha ricevuto dalle mani del sindaco e del presidente Barbuti, a nome dell'intero Consiglio Comunale, l'attestato di cittadinanza onoraria, sottolineando nel suo intervento il forte legame che ha instaurato con Cava. A seguire un altro momento forte e che ha coinvolto tutta la sala. Un minuto di raccoglimento per le vittime del naufragio di Lampedusa. Un momento di riflessione sul problema dell'immigrazione, clandestina e non. Poi l'intervento del presidente regionale dell'Unicef, Margherita Dini Ciacci, che ha esaltato la lungimiranza della città di Cava che ha subito accolto la proposta lanciata dall'ente a difesa dei diritti dei bambini stranieri in Italia: un atto coraggioso che spingerà insieme a  tanti altri fatti da numerose città il legislatore a cambiare le attuali regole. Lo ius sanguinis non ha più ragione di essere.

 


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